Il gioco d’azzardo italiano vuole essere protagonista

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A dirla proprio tutta, ci sta proprio la scelta spontanea da parte del gioco di adottare per i propri punti misure ancor più restrittive, poiché questo discende dalla necessità per tutto il settore, compresi anche i tre casinò tricolore superstiti, di far riaprire le proprie attività. Quindi, il gioco non si è fermato di fronte a nulla: anche nel sottoporre al Governo centrale un nuovo protocollo che non vi è alcun dubbio penalizzerà ulteriormente, ed anche tanto, le varie attività oltre a pesare sugli investimenti che le società di gioco dovranno affrontare per mettersi in regola anche perché tale protocollo propone misure di carattere impiantistico oltre che strategico. Solo che la consapevolezza di rischiare un’ulteriore chiusura successiva al 15 gennaio 2021, di cui purtroppo già si vocifera, risulta assolutamente impossibile da prendere in considerazione: troppi i 180 giorni di chiusura del 2020 e troppe le perdite già subite. Non se ne possono concepire altre se non si vuole vedere veramente “saltare il banco” e subire un contraccolpo economico che metterebbe seriamente a rischio tutta la filiera del gioco pubblico.

Il gioco, compresi anche i siti italiani dov’è possibile scommettere su eventi sportivi, si sta impegnando per cercare di fronteggiare le decisioni governative relative alla sua attuale chiusura ed a quelle che potrebbe assumere relativamente alla seconda metà di gennaio: si potrebbe appellare ancora con altri ricorsi come già successo recentemente prima di Natale per vedere riconosciuta un’equità nelle norme adottate e che quando ci si riferisce al gioco vengono “amplificate”. Escono, infatti, dalla coerenza che dovrebbe applicarsi anche al settore ludico, mettendo in atto criteri similari a quelli in vigore per altre attività. Si potrebbero applicare anche per le attività ludiche restrizioni orarie come vengono applicate per la ristorazione e che oggi valgono più o meno per tutte le categorie, tranne per il gioco, e proprio non si riesce a comprenderne il motivo. Con il nuovo protocollo sanitario predisposto dallo stesso gioco si sono studiate misure mirate a ridurre ulteriormente il rischio di possibile contagio, offrendo i prodotti di gioco all’interno delle sale nell’assoluto rispetto e nella garanzia della tutela della salute sia per i lavoratori che dei consumatori.

Tali misure sono da considerarsi tra le più restrittive rispetto a quelle che vengono applicate dai protocolli istituzionali: si spazia tra la misurazione della temperatura all’ingresso dei punti di gioco, al contingentamento e registrazione degli ingressi e delle presenze in tutti gli ambienti, all’impegno della sanificazione delle apparecchiature da intrattenimento al termine di ogni utilizzo, al divieto assoluto di somministrazione di cibi e bevande di qualsiasi tipo essi siano. Compreso l’obbligo di tenere spenti gli impianti di condizionamento non dotati di estrazione dell’aria, un’eventuale riduzione dell’orario di apertura come già accennato, oppure la chiusura un’ora prima del coprifuoco ed anche restrizioni per l’accesso di alcune fasce di popolazione a rischio, significativamente gli over 65 che, come suggerito dal CTS, sono più sensibili e più aggredibili dal virus. Questo nuovo protocollo sanitario ludico viene proposto sino al 31 marzo 2021 con possibile proroga in relazione all’andamento della curva epidemiologica.

Insomma, il mantra del gioco oggi è “ripartire” il prima possibile in modo da poter dare modo e spazio a tutta la filiera di riprendersi e risorgere dalle ceneri che hanno lasciato i due lockdown che sono stati veramente “invasivi” per tutte le imprese: sopratutto, ovviamente, per le medie e piccole. Purtroppo, ad oggi certezze sulla apertura del gioco non ve ne sono: anzi, si sussurra già un’altra chiusura dopo il 15 gennaio 2021 e soltanto questo fa tremare le gambe agli operatori che pare abbiano già subito nello scorso anno imposizioni a lungo termine con introiti irrisori per i pochissimi momenti in cui il gioco ha potuto tenere le saracinesche alzate. Per tutto questo, è comprensibile, quindi, che lo stesso settore abbia pensato ad un nuovo e più restrittivo protocollo per affrontare meglio la valutazione sul rischio delle attività ludiche e per avere almeno una possibilità relativa al termine delle imposizioni di chiusura che stanno recando danni incontenibili e non più affrontabili.

Si può dire che, a questo punto, il mondo dei giochi si presenta al cospetto del Governo centrale “unito come un sol uomo” per sottoporre le proprie criticità economiche e la propria visione di un futuro con le proprie attività aperte, seppur condizionate e ristrette dai protocolli: e così fanno anche le tre superstiti Case da Gioco tricolore. Infatti, si stanno muovendo in modo coordinato per cercare di fronteggiare la crisi conseguente alla lunghissima chiusura che è stata imposta al gioco: anch’essi con un documento comune sottoposto al Governo ed al Parlamento che richiede di mettere in atto interventi urgenti di ristoro ed, ovviamente, l’apertura dei rispettivi Casinò ragionevolmente subito dopo il 15 gennaio 2021 termine decretato per la fine dell’attuale lockdown. E questo per evitare un inevitabile tracollo delle tre imprese che stanno cercando di restare in piedi, ma con estrema fatica.

I rappresentanti delle tre proprietà sottolineano le ampie garanzie di sicurezza che esistono nelle tre Case da Gioco superstiti, misure che sono pienamente verificabili e che mettono al sicuro sia i dipendenti che i clienti-giocatori dall’eventuale possibilità di un contagio. I Casinò di St.Vincent, Sanremo, e Venezia fanno un fronte comune per arrivare ad una rapida riapertura, posto che già si trovano in situazioni economiche “pericolose” e che stanno facendo quanto in loro potere per fronteggiare i tempi lunghi di lockdown: ma se qualcosa non cambia, e velocemente, arriverà inevitabilmente il tracollo di tutte e tre le attività. Proprio per questo, i Casinò sottopongono al Governo di mettere in atto specifici ristori proporzionati alla reale perdita di fatturato e di perfezionare l’accesso alla Cassa Integrazione per la salvaguardia dei propri lavoratori. Ma l’argomento che forse più tocca le tre strutture è che il Governo decida una diversa valutazione sul rischio delle attività di gioco d’azzardo: proprio di quel gioco che viene svolto in strutture controllate come i Casinò pubblici in modo che questa nuova valutazione possa consentire una riapertura il più vicina possibile.