Il gioco d’azzardo legale ed i casino online vogliono restare aperti

by

Non si vuole essere né banali, né retorici né, infine, negativi: ma il dato di fatto che emerge, anche dopo le svariate richieste di apertura “certa” dopo la metà di gennaio delle attività di gioco, è che “si vocifera” che dopo le festività di fine anno ci si presenti lo scenario di un ulteriore lockdown, già deciso per l’intrattenimento, come palestre, teatri cinema e naturalmente giochi, in ogni loro forma. E ciò, oltre che dispiacere a livello economico e di salvaguardia delle aziende e dei posti di lavoro, non si può nascondere che intristisca non poco perché evidentemente significa che tutto ciò che è stato presentato al Governo non è stato tenuto in alcuna considerazione. Ma dato che questo atteggiamento non è la prima volta che si manifesta, cosa si può pensare? Che si voglia far crollare definitivamente il settore ludico, seppur “Riserva di Stato”? E nonostante sia un baluardo per la legalità che viene contrastata, anche in modo alquanto aspro, dal gioco illecito gestito “sapientemente” dalla criminalità organizzata.

Questa ultima paura, insieme alla “permanenza in vita” di tante piccole e medie imprese di gioco, non è soltanto sentita dal settore ma anche dagli Organi di Polizia che continuano a sottolineare quanto sia pericoloso che il gioco legale “sparisca” dal territorio italico e che lasci così la possibilità all’illegalità di prenderne il posto. Quindi, paura certamente per il settore e per l’intera filiera del gioco, ma anche per il territorio e per i cittadini che andrebbero a confrontarsi con attività illecite oltre che di gioco anche di altra natura: come, per esempio, l’usura ed il riciclaggio di danaro. Ma neppure questo sembra interessare al Governo centrale che “passa oltre” e quando c’è da chiudere qualche attività, la prima cosa che viene scelta nel mazzo sono sempre le attività di intrattenimento, gioco in testa. Come se questo settore non avesse mai contribuito al sostegno dei bilanci statali e non avesse mai “sostenuto” in modo rilevante le casse del nostro caro Erario, sempre bisognoso di “attenzioni economiche”.

Ma nonostante tutte queste belle considerazioni, e anche tutti i Bonus di benvenuto dei casino online a disposizione dei nuovi iscritti, l’ipotesi che sembra essere quella più gettonata dall’attuale Esecutiva è il rinnovo della chiusura, dopo la prima metà di gennaio, delle attività ritenute “non essenziali”: ovviamente, in questa lista nera è evidente che ci si trovi il gioco pubblico, insieme alle palestre, ai cinema ed ai teatri tutto desolatamente chiuso ed in conseguenza del vecchio Dpcm 3 dicembre che scadrà il prossimo 15 gennaio, salvo prolungamento già anticipato allora. Purtroppo, le “voci di corridoio” che attestano questa possibilità stanno diventando sempre più forti anche se si aggiunge da fonti di Governo che qualsiasi decisione verrà presa in base ai dati della curva epidemiologica che non sta concedendo tregua con i positivi e con le vittime. Cosa questa che, inevitabilmente, sta preoccupando non poco tutti gli addetti ai lavori del gioco pubblico, ma dati che bisognerà attendere sino a dopo la Befana per averne contezza e per verificare se i comportamenti dei nostri connazionali sono stati accurati o se si è ripetuta l’esperienza estiva anche durante le feste natalizie.

L’ipotesi sulla quale il Governo sta riflettendo è di protrarre le chiusure, tutte, almeno sino al 31 gennaio momento in cui scadrà anche lo stato di emergenza prorogato lo scorso ottobre. Emergenza in forza della quale il Governo ha la “discussa” possibilità di intervenire sulle misure di contenimento per il contrasto del Coronavirus in modo “autonomo”: situazione eccezionale che fa fronteggiare all’Esecutivo l’avanzata epidemiologica seguendo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio effettivamente presente. Misure che possono riguardare una parte del nostro Stivale, oppure tutto il territorio per determinati periodi ciascuno di durata non superiore ai trenta giorni: ed ecco spiegata per coloro che non lo avessero capito, la motivazione degli svariati Dpcm che si devono forzatamente rinnovare ed anche modificare. Però, ultimamente l’attenzione su tali provvedimenti è stata “allertata” poiché i principi di proporzionalità e di adeguatezza che sono stati richiamati cominciano a vacillare e si stanno insinuando i dubbi se gli ormai famigerati Dpcm siano legittimi o meno.

E vacillano proprio per quello che riguarda le decisioni intraprese per il mondo dei giochi, considerando che si è applicato solo il criterio di chiusura di queste attività non prendendo in esame eventuali restrizioni di orario o di territori: inoltre, non si è tenuto presente che i punti di gioco sono tutti in regola con i protocolli sanitari ed anche che in nessun punto si è mai creato un focolaio per l’ingigantirsi del numero dei contagi. Osservazioni che verranno affrontate il prossimo 13 gennaio 2021 in un’udienza di merito fissata dal TAR del Lazio che potrà influenzare il prossimo da farsi dell’Esecutivo nei confronti del gioco pubblico: ma è ovvio che l’obbiettivo del gioco, e che insegue tutte le richieste che sono state inoltrate al Governo centrale, è quello di riaprire i locali con qualsiasi forma restrittiva. Ma ricominciare ad alzare le saracinesche è l’unica via per non vedere collassare davvero l’intera filiera del gioco.

Bisognerà vedere, poi, alla scadenza dello stato di emergenza come sarà la curva epidemiologica e cosa deciderà di fare il Premier Conte: se terrà conto di tutte le “preghiere” che gli sono state rivolte dagli addetti ai lavori del gioco che fin dal primo lockdown primaverile avevano tentato di sottoporre la situazione del settore che già allora era pressata dalle consuete problematiche legate alle normative restrittive emesse dalle Regioni e dagli Enti Locali che avevano messo il gioco legale “con le spalle al muro”, quando addirittura non estromesso dai territori di competenza. Quindi, ancor prima della pandemìa la situazione ludica era precaria: poi, il primo lockdown e successivamente il secondo hanno creato disastri economici e panico e ci si meraviglia che il Premier non abbia avuto neppure una parola per le “sue Riserve di Stato”, considerando che sempre alle stesse ha dovuto ricorrere per riempire, sino all’inizio del 2020, le casse erariali con le risorse del ”suo gioco”. Ma forse se ne sarà dimenticato, essendo in altre faccende affaccendato!

Il gioco d’azzardo italiano vuole essere protagonista

by

A dirla proprio tutta, ci sta proprio la scelta spontanea da parte del gioco di adottare per i propri punti misure ancor più restrittive, poiché questo discende dalla necessità per tutto il settore, compresi anche i tre casinò tricolore superstiti, di far riaprire le proprie attività. Quindi, il gioco non si è fermato di fronte a nulla: anche nel sottoporre al Governo centrale un nuovo protocollo che non vi è alcun dubbio penalizzerà ulteriormente, ed anche tanto, le varie attività oltre a pesare sugli investimenti che le società di gioco dovranno affrontare per mettersi in regola anche perché tale protocollo propone misure di carattere impiantistico oltre che strategico. Solo che la consapevolezza di rischiare un’ulteriore chiusura successiva al 15 gennaio 2021, di cui purtroppo già si vocifera, risulta assolutamente impossibile da prendere in considerazione: troppi i 180 giorni di chiusura del 2020 e troppe le perdite già subite. Non se ne possono concepire altre se non si vuole vedere veramente “saltare il banco” e subire un contraccolpo economico che metterebbe seriamente a rischio tutta la filiera del gioco pubblico.

Il gioco, compresi anche i siti italiani dov’è possibile scommettere su eventi sportivi, si sta impegnando per cercare di fronteggiare le decisioni governative relative alla sua attuale chiusura ed a quelle che potrebbe assumere relativamente alla seconda metà di gennaio: si potrebbe appellare ancora con altri ricorsi come già successo recentemente prima di Natale per vedere riconosciuta un’equità nelle norme adottate e che quando ci si riferisce al gioco vengono “amplificate”. Escono, infatti, dalla coerenza che dovrebbe applicarsi anche al settore ludico, mettendo in atto criteri similari a quelli in vigore per altre attività. Si potrebbero applicare anche per le attività ludiche restrizioni orarie come vengono applicate per la ristorazione e che oggi valgono più o meno per tutte le categorie, tranne per il gioco, e proprio non si riesce a comprenderne il motivo. Con il nuovo protocollo sanitario predisposto dallo stesso gioco si sono studiate misure mirate a ridurre ulteriormente il rischio di possibile contagio, offrendo i prodotti di gioco all’interno delle sale nell’assoluto rispetto e nella garanzia della tutela della salute sia per i lavoratori che dei consumatori.

Tali misure sono da considerarsi tra le più restrittive rispetto a quelle che vengono applicate dai protocolli istituzionali: si spazia tra la misurazione della temperatura all’ingresso dei punti di gioco, al contingentamento e registrazione degli ingressi e delle presenze in tutti gli ambienti, all’impegno della sanificazione delle apparecchiature da intrattenimento al termine di ogni utilizzo, al divieto assoluto di somministrazione di cibi e bevande di qualsiasi tipo essi siano. Compreso l’obbligo di tenere spenti gli impianti di condizionamento non dotati di estrazione dell’aria, un’eventuale riduzione dell’orario di apertura come già accennato, oppure la chiusura un’ora prima del coprifuoco ed anche restrizioni per l’accesso di alcune fasce di popolazione a rischio, significativamente gli over 65 che, come suggerito dal CTS, sono più sensibili e più aggredibili dal virus. Questo nuovo protocollo sanitario ludico viene proposto sino al 31 marzo 2021 con possibile proroga in relazione all’andamento della curva epidemiologica.

Insomma, il mantra del gioco oggi è “ripartire” il prima possibile in modo da poter dare modo e spazio a tutta la filiera di riprendersi e risorgere dalle ceneri che hanno lasciato i due lockdown che sono stati veramente “invasivi” per tutte le imprese: sopratutto, ovviamente, per le medie e piccole. Purtroppo, ad oggi certezze sulla apertura del gioco non ve ne sono: anzi, si sussurra già un’altra chiusura dopo il 15 gennaio 2021 e soltanto questo fa tremare le gambe agli operatori che pare abbiano già subito nello scorso anno imposizioni a lungo termine con introiti irrisori per i pochissimi momenti in cui il gioco ha potuto tenere le saracinesche alzate. Per tutto questo, è comprensibile, quindi, che lo stesso settore abbia pensato ad un nuovo e più restrittivo protocollo per affrontare meglio la valutazione sul rischio delle attività ludiche e per avere almeno una possibilità relativa al termine delle imposizioni di chiusura che stanno recando danni incontenibili e non più affrontabili.

Si può dire che, a questo punto, il mondo dei giochi si presenta al cospetto del Governo centrale “unito come un sol uomo” per sottoporre le proprie criticità economiche e la propria visione di un futuro con le proprie attività aperte, seppur condizionate e ristrette dai protocolli: e così fanno anche le tre superstiti Case da Gioco tricolore. Infatti, si stanno muovendo in modo coordinato per cercare di fronteggiare la crisi conseguente alla lunghissima chiusura che è stata imposta al gioco: anch’essi con un documento comune sottoposto al Governo ed al Parlamento che richiede di mettere in atto interventi urgenti di ristoro ed, ovviamente, l’apertura dei rispettivi Casinò ragionevolmente subito dopo il 15 gennaio 2021 termine decretato per la fine dell’attuale lockdown. E questo per evitare un inevitabile tracollo delle tre imprese che stanno cercando di restare in piedi, ma con estrema fatica.

I rappresentanti delle tre proprietà sottolineano le ampie garanzie di sicurezza che esistono nelle tre Case da Gioco superstiti, misure che sono pienamente verificabili e che mettono al sicuro sia i dipendenti che i clienti-giocatori dall’eventuale possibilità di un contagio. I Casinò di St.Vincent, Sanremo, e Venezia fanno un fronte comune per arrivare ad una rapida riapertura, posto che già si trovano in situazioni economiche “pericolose” e che stanno facendo quanto in loro potere per fronteggiare i tempi lunghi di lockdown: ma se qualcosa non cambia, e velocemente, arriverà inevitabilmente il tracollo di tutte e tre le attività. Proprio per questo, i Casinò sottopongono al Governo di mettere in atto specifici ristori proporzionati alla reale perdita di fatturato e di perfezionare l’accesso alla Cassa Integrazione per la salvaguardia dei propri lavoratori. Ma l’argomento che forse più tocca le tre strutture è che il Governo decida una diversa valutazione sul rischio delle attività di gioco d’azzardo: proprio di quel gioco che viene svolto in strutture controllate come i Casinò pubblici in modo che questa nuova valutazione possa consentire una riapertura il più vicina possibile.

Revoca delle licene per il gioco d’azzardo

by

Palermo: il Questore prima, e il Tar della Sicilia poi, hanno revocato la licenza ad un esercente una sala giochi poiché era stato rilevato che nell’esercizio vi erano stati episodi di violenza tali da giustificarne la chiusura. Questi fatti erano stati segnalati dalla Stazione dei Carabinieri ed hanno costituito seria preoccupazione per l’ordine pubblico. Il Tar, nell’emanare la sentenza, ha tenuto in considerazione particolarmente la norma contenuta nell’art.100 del Tupls: “Oltre i casi indicati dalla legge, il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica ed il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata”.

Il detto art.100 del Tulps prevede anche una sorta di sanzione “a gradienti” del soggetto responsabile dell’esercizio: in pratica, prima vi può essere una sospensione della licenza e, successivamente, nel perdurare degli “incidenti”, la revoca: ma nel caso in esame il Questore aveva adottato il provvedimento di revoca ritenendo che sussistessero anche comportamenti “abusivi” da parte del titolare della licenza. In pratica, si era inteso sanzionare con la revoca la condotta del gestore dell’esercizio in quanto lo stesso avrebbe consentito la costante presenza nel proprio locale di persone potenzialmente pericolose per l’ordine pubblico, e si è anche inteso impedire il protrarsi di una situazione di pericolosità per i cittadini e per il territorio.

Il governo punta sul gioco d’azzardo

by

Il Governo, senza dubbio, sa quali “interventi” effettuare in generale per “far star bene” tutti i settori, ivi compreso il mondo del gioco d’azzardo che, forse, più di tutti ha necessità di ristrutturazione sopratutto a livello fiscale. Quindi, la frase del nostro Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, pronunciata durante il fine settimana “L’impegno del governo è quello di razionalizzare e ridurre la pressione fiscale” ha reso il settore-gioco assai “felice” presupponendo che tale riduzione sia foriera di crescita e sviluppo delle aziende. Ovviamente il mondo-gioco sa che questo intervento, e quello della lotta all’evasione” sono quelli indispensabili e sono esattamente ciò che ci si aspetta dall’Esecutivo per continuare “a sperare di sopravvivere”.

Tutto sta a credere che le aspettative si concretizzino, che le risorse che lo Stato si attende di recuperare dal “gioco sommerso” siano quelle che lo stesso aspetta e che i risultati “dell’emersione” vadano a favore del gioco lecito, che non rimangano solo parole. Quelle che si sono udite dall’esecutivo sono parole incoraggianti e che “fanno bene” a tutte le aziende… bisognerà poi constatare che i risultati sperati diano una “boccata di ossigeno” ai vari settori e particolarmente diano al mondo-gioco quella stabilità e riorganizzazione per il futuro che gli operatori richiedono ed attendono da tanto tempo. Lo Stato ha “dato tanto potere non legiferando” ai Comuni ed alle Regioni che hanno di conseguenza “stretto in una morsa” il gioco: sarebbe ora di intervenire e “pianificare nazionalmente” il tutto. Varrà la pena di investire “nelle parole” di chi governa?

Legge di stabilità sul gioco d’azzardo

by

Come ormai tutti sanno, anche chi forse non “frequenta” il mondo del gioco d’azzardo, con il primo gennaio 2015 è entrata in vigore questa benedetta Legge di Stabilità che tanto farà penare gli operatori del settore: quindi, tutti assolutamente guardinghi ed il richiamo alla più completa attenzione viene lanciato da Raffaele Curcio, Presidente della Sapar -Sezione Apparecchi per le Pubbliche Attrazioni Ricreative, a tutti gli iscritti. L’attenzione è da porsi, ovviamente, sul pagamento dell’addizionale di 500 milioni di euro a carico degli operatori degli apparecchi da intrattenimento collegati alle reti telematiche dei singoli concessionari: bisogna, prima di sottoscrivere qualsivoglia nuovo documento inviato appunto dagli stessi concessionari, farlo controllare dalla Sapar -Associazione nazionale che tutela gli interessi degli operatori. Quindi, nell’immediato, non sottoscrivere alcunchè!

Non v’è dubbio che questo “balzello” dei 500 mila euro sarà argomentazione assai sgradita a tutto il settore e che viene presa “con le pinze” per non incorrere in qualche “cavillo” che potrebbe costare assai caro. E stata una “pesante tegola” questa disposizione della Legge di Stabilità che rischia di destabilizzare l’intera filiera, da qui l’intervento di Sapar a tutela dei propri iscritti. Questa iniziativa è stata presa in attesa del decreto attuativo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli –previsto entro il prossimo 15 gennaio- ed a seguito del comunicato stampa firmato da Sapar, As.Tro edAgisco che poneva l’attenzione sul mancato accoglimento delle proposte di distribuire equamente “quell’ingente pagamento” su tutta la filiera Vlt e Awp e non solo in capo ai soli gestori/esercenti di Awp. Vedremo gli sviluppi…

Il passo indietro dei casino di macao

by

Macao, isola cinese ex colonia portoghese, è stata per tanto tempo regina incontrastata del gioco mondiale, spodestando in poco tempo addirittura le case da gioco di Las Vegas. Nell’ultimo anno però la situazione ha cominciato a cambiare e, purtroppo, a causa della corruzione che viaggia dilagando paurosamente e dell’infiltrazione delle organizzazioni criminali, il Governo ha dovuto introdurre misure restrittive che hanno contribuito al declino del settore con il conseguente crollo degli incassi. Sono senza dubbio lontani i tempi in cui vi erano margini di crescita del 30% ogni mese… gli incassi si sono ridotti di oltre il 33% e per cercare di “arginare” questa disfatta la Casa da Gioco The Venetian si è “buttata” sull’immagine di David Beckam per promuovere il gioco con un filmato di 120 secondi. Lo scopo di questa operazione è quello di “attirare” l’attenzione dei giocatori esteri, coinvolgendoli con immagini raffinate ed eleganti “degne” di personaggi VIP.

Lo stesso Beckam, a conoscenza della situazione economica e precaria della casa da gioco, al fine di tutelare la propria immagine, non si è fatto mai riprendere durante le fasi di gioco, ma soltanto accanto alle strutture del casinò: evidentemente, alla luce di quanto sta accadendo nell’isola a causa della corruzione si è pensato di non accostare la figura di Beckam al gioco cinese. Infatti se l’immagine di questo grande giocatore venisse “avvicinata” al gioco d’azzardo asiatico potrebbe anche determinarsi una perdita sul giro di affari che gravita attorno al suo personaggio che continua a vendere tutto ciò che possa fare marketing.

Le speranze del gioco d’azzardo

by

Il “primo passo” per risolvere le varie problematiche economiche esistenti tra l’Erario ed il mondo del gioco d’azzardo è stato fatto. In pratica, le tredici società concessionarie degli apparecchi da intrattenimento hanno in qualche modo ottemperato alla scadenza del 30 aprile con un parziale versamento di quasi 100 milioni di euro, e per la differenza gli stessi concessionari hanno “rilasciato” una sorta di “cambiale” che si concretizza con i canoni di rete che gli stessi incassano ogni anno dal Ministero per la gestione della rete. Nonostante alcuni dettagli siano da mettere apposto tra gli operatori ed il Ministero dell’Economia e Finanza, si può dire che la “prima partita” si può ritenere conclusa in un modo o nell’altro dato che la “pingue” somma è già nelle casse dell’Erario.

Ora rimangono le aspettative del settore del gioco: prima di tutto le modalità di ripartizione tra i componenti della filiera per l’intero ammontare dei 500 milioni di euro, tenendo presente che il versamento della prima tranche sia da considerarsi una sorta di “mero anticipo” da parte delle tredici società concessionarie. L’altra aspettativa dei concessionari, ma anche dei gestori, è quella di conoscere gli “strumenti di coercizione” che le società di rete potranno usare nei confronti degli operatori che non hanno versato la parte spettante. La speranza dei concessionari è che le promesse del Governo, circa l’emanazione di un decreto che faccia chiarezza su tutto questo, si concretizzino quanto prima ed in ogni caso prima di ottobre, seconda e conclusiva tranche: il mondo-gioco non può aspettare.

Progetti lombardi per il gioco d’azzardo

by

Si è sottolineato più volte quanto “impegno” ci stia mettendo la regione Lombardia per combattere il gioco d’azzardo patologico: lo contrasta con ogni forma legale possibile e “si mette di traverso” ormai da tempo ostacolando, sempre nella legalità ovviamente, l’apertura di nuove sale da gioco e la distribuzione delle “famigerate macchinette mangia-soldi”. In più il Comune, sempre con Viviana Beccalossi , Assessore al Territorio e paladina del “no slot” aveva indotto un bando che rende disponibili 3 milioni di euro per progetti di prevenzione e contrasto al gioco d’azzardo patologico. Il termine per presentare i progetti scadrà il prossimo 14 maggio e tante e numerose sono state le proposte pervenute da tutta la Regione.

Il bando, proposto dalla Regione Lombardia, ha come obbiettivo quello di accettare progetti per attività utili a prevenire la ludopatia, azioni di controllo e vigilanza del territorio, prevenzione nelle scuole sino alla mappatura di questo fenomeno sul territorio. Altro scopo di questo bando è quello di premiare coloro che presentassero un progetto che comporti un impegno contro la ludopatia ed “idee innovative” che portino a “spegnere” tra brevissimo tempo le “famigerate macchinette mangia-soldi”, allontanarle dalle scuole, dalle chiese e dagli oratori, dagli ospedali e dai centri di aggregazione: la cifra di 3 milioni di euro stanziata può essere un ottimo inizio per questi scopi. Si potrà con questo incentivo dare voce alle decine di Comuni lombardi che in questi mesi cercano di “arginare il dilagare” del gioco d’azzardo sui rispettivi territori, gioco portatore di poca sicurezza e tranquillità per i cittadini.